Gazzetta di Reggio / La Merda – ‘Silvia Gallerano: «Il pudore? Bisogna averlo della stupidità»’

by Serena Arbizzi, interview with Silvia Gallerano, Gazzetta di Reggio 

CADELBOSCO SOPRA. Brutale, dissacrante, sicuramente avvincente e di certo tutt’altro che monotono. Mercoledì 9 marzo, alle 21, la stagione de L’Altro Teatro propone “La merda”, spettacolo di Cristian Ceresoli con l’istrionica Silvia Gallerano. L’opera ha scioccato e sorpreso ed è basata sul “brutale, disturbante” testo già tradotto in diverse lingue di Ceresoli; è uno straripante flusso di coscienza di una giovane donna brutta che tenta di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.

Silvia Gallerano, ha registrato reazioni differenti al suo spettacolo tra uomini e donne?

«Ci sono delle reazioni forti da parte di entrambi perché il genere maschile e femminile è equamente distribuito in tutti. Sicuramente quello che risuona di più nell’impressione delle donne è l’espressione della potenza animale corporea dell’essere umano. Il personaggio esprime sicuramente una ferocia autodistruttiva e distruttiva ma allo stesso tempo è forte e potente. In questo caso, quindi, maschile e femminile sono due concetti che vengono scavalcati. Quello che viene fuori dallo spettacolo è un essere umano».

Ha mai ricevuto qualche forma di contestazione, anche pesante?

«Certo, è uno spettacolo che può provocare reazioni forti. Nessuno mi ha mai insultata finora (sorride, ndr). A qualcuno non è piaciuta e ha trovato fastidiosa l’esposizione del corpo, con il rifiuto del politicamente scorretto: ma nello spettacolo è come se noi entrassimo dentro al cervello del personaggio. La protagonista dice cose scorrette: quello che esprimiamo è la realtà, che ci faccia schifo o no. Non è che l’autore o io siamo d’accordo ma ce ne facciamo tramite. Proviamo anche noi disgusto ma non è che non facendo ascoltare o vedere possiamo cambiare il mondo».

Il suo monologo si può anche definire un pugno in faccia e nello stomaco alla società borghese?

«Non solo alla società borghese, la nostra società è tutta imborghesita, ormai, anche per quanto riguarda la fascia proletaria. Non mi sembra si salvi nessuno».

Che cosa è per lei il pudore? Ha ancora senso parlarne?

«Il pudore lo collego al senso di bellezza: mi crea difficoltà mostrare certi obbrobri piuttosto che la corporeità. Io provo più pudore se vedo un corpo finto, di plastica, ricostruito, spiaccicato su un muro. O una stupidità sfacciata. Mi crea più brivido negativo quello piuttosto che un corpo vivo che si muove e si mostra per quello che è. Ha ancora senso parlarne perché è un sentimento umano. È molto bello riconoscere il proprio, capire fino a dove arriva: bisogna farlo in un mondo che ci chiede di essere così esposti, tirati in ballo in un pudore non solo fisico ma anche morale. Così ognuno decide che cosa vogliamo svelare e che cosa, invece, è importante tenere per noi. Personalmente trovo volgare, invece che la propria vita privata sia così esposta e ci si costruisca sopra la propria immagine».

Che opinione ha dei social al riguardo?

«Sono diventati la nostra finestra sul mondo: ognuno si sente in dovere o in vantaggio perché può esprimere il suo punto di vista. Per “La merda” i social sono stati molto importanti, quando il teatro non ci accoglieva per noi la rete è stata un veicolo fondamentale. Non posso stigmatizzarli, perché sono aperti per definizione, però la cosa più pericolosa è la possibilità che insorga l’equivoco di un falso senso di democrazia. Capita questa cosa dopo li si può utilizzare. Da non usare come spogliatoio».

Nella visione collettiva della “società delle tette e delle cosce” anche le donne hanno qualche responsabilità o no?

«Tutti abbiamo responsabilità, questa è la nostra società. Se questa società funziona è perché si alimenta di bisogni profondi, come quello di essere amati e considerati. Ognuno cerca di realizzarlo nel modo in cui sembra che possa funzionare meglio».

La Merda_Gazzetta di Reggio

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